Chiara Bacchelli

Non vuole essere definita una «scienziata in esilio», anche perchè in realtà, i motivi per i quali è a Londra non sono soltanto di natura professionale, anzi: una storia d’amore. Chiara Bacchelli, 29 anni, è infatti una giovane biologa laureata presso l’Università di Modena, che attualmente vive a Londra dove esercita con entusiasmo la professione di ricercatrice. Da Bastiglia a Londra, anche per amore. Il salto è stato notevole, ma per lei, che della gente della Bassa ha ereditato la caparbietà, non ci sono state troppe difficoltà.
«La mia è stata una vita che definirei molto normale e soprattutto molto tranquilla», dice Chiara. I genitori, il padre piccolo imprenditore nel campo delle automobili, e la madre dipendente presso la Manifattura Tabacchi, fin dai primi anni di scuola hanno insistito perchè Chiara studiasse l’inglese. «Continuavano a ripetermi – ricorda – che nella vita può sempre servire, e come avevano ragione». Dopo aver fatto le medie al Sacro Cuore a Modena Chiara si è iscritta allo Scientifico Tassoni: «i cinque anni del mitico Tassoni – afferma – li ricordo con grande affetto, così come ricordo i volti dei miei professori e dei miei compagni che ho continuato a frequentare nel corso degli anni». Finito il liceo ha preferito, nella scelta della facoltà universitaria, seguire i propri interessi piuttosto che pensare alle future opportunità di lavoro. Si è iscritta quindi a Scienze Biologiche. «Di questa scelta non mi sono mai pentita anche se a volte, presa dallo sconforto di fronte alla scarsità di lavori interessanti, ho pensato che forse avrei fatto meglio a seguire i consigli dei miei genitori e iscrivermi a Economia e Commercio o a Legge». La vita di Chiara, che per oltre vent’anni si era svolta tranquilla, ha subito un forte scossone un anno prima della laurea quando, durante una breve vacanza in Spagna assieme al padre, ha incontrato Paolo, il suo attuale compagno. Figlio di un fiorentino e di una inglese, Paolo viveva in Scozia, dove era iscritto al primo anno di Medicina all’Università di Edimburgo. «I primi tempi – continua Chiara- sono stati durissimi. Avevamo solo lettere ed e-mail per tenerci in contatto e ne avremmo scritte delle migliaia. Poi, finalmente nel ’98, subito dopo aver finito l’università, l’ho raggiunto in Scozia, dove ho frequentato anche un corso d’inglese». Ma era ancora una situazione provvisoria, così, tornata in Italia ha ottenuto una borsa di studio europea del programma Leonardo ed è ripartita di nuovo per Edimburgo, questa volta per otto mesi. Gli impegni erano tantissimi e anche le difficoltà sono state numerose, soprattutto a causa della lingua. «L’accento scozzese – ci spiega Chiara – è infatti particolarmente difficile da comprendere anche per chi ha una buona conoscenza dell’inglese e fino alla fine ho avuto grosse difficoltà di comunicazione». Ma anche gli otto mesi del periodo di studi a Edimburgo sono terminati e Chiara è tornata a Modena, e qui di nuovo si è trovata a dover decidere per il proprio futuro, sia da un punto di vista professionale, sia per quanto riguardava la sua storia d’amore. «La mia vera passione in campo professionale – confessa – è sempre stata, fin dagli inizi dell’università, la genetica e la biologia molecolare, soprattutto la loro applicazione clinica. L’unica possibilità per seguire questi studi è rimanere nell’ambito universitario. Per questo motivo ho frequentato il mio tirocinio post-laurea presso il Dipartimento di scienze biomediche nella sezione di Patologia a Modena con il professor Calandra, il quale mi ha sostenuta ed incoraggiata nella mia decisione di andare in Inghilterra a continuare questi studi, in quanto la situazione universitaria a Modena a quel tempo, in termini di posti non era delle migliori».

Tre colloqui e dopo poco un’assunzione
«Trovare il mio lavoro? E’ bastato rispondere a inserzioni su giornali»

La ricerca di un lavoro a Londra si è rivelata per Chiara Bacchelli più facile del previsto e sicuramente meno difficile di quanto pensino modensi giovani e vecchi.
«Ho semplicemente risposto ad alcune inserzioni pubblicate su «Nature» e «New Scientist», due autorevoli giornali scientifici, e spedito il mio curriculum insieme ad una efficacissima lettera di presentazione (grazie a Paolo). Qui in Inghilterra è tutto più facile, forse perchè la ricerca scientifica è molto all’avanguardia. I finanziamenti per lo sviluppo scientifico sono notevoli, ci sono moltissimi posti disponibili e soprattutto non esiste il nepotismo, fenomeno di malcostume tutto italiano».
«Tornando alle mie domande di lavoro, ero in Italia in vacanza nel 1999 quando mi sono arrivate tre telefonate nel giro di pochissimi giorni per fare tre colloqui a Londra con volo pagato. Uno di questi tre colloqui è andato molto bene ed era, tra le altre cose, il posto che preferivo presso l’Institute of Child Health-Great Ormonde Street Hospital, che è un rinomato ospedale per bambini».
« Mi hanno assunta a partire da ottobre come Research Assistant di una dottoressa, Dr. Frances Goodman, che si occupa di malattie genetiche ereditarie riguardanti malformazioni degli arti. E’ stata lei, poi, a sollecitarmi ad intraprendere anche un part-time PhD, corrispondente al nostro Dottorato di ricerca. Ora ho perciò un mio progetto che consiste nell’identificazione e studio del gene responsabile di una malattia genetica rara che provoca la morte per asfissia dei bambini affetti nella prima infanzia».

RITRATTO DI UNA RICERCATRICE
Tra la carriera e l’amore
‘Qui tante opportunità e il grande aiuto di Paolo’

L’avventura londinese di Chiara Bacchelli, che come lei stessa afferma, sta vivendo con grande convinzione, continuerà ancora. Per ora è ancora piena di scoperte e di entusiasmo. «L’entusiasmo – dice – deriva dalle enormi soddisfazioni e dai successi che sto ottenendo nel mio campo e dalle opportunità che mi vengono offerte in questo Paese, che non potrei mai avere in Italia».
Certo, ci sono anche impegni e difficoltà, prima fra tutti il dover presentare delle relazioni ad un pubblico di esperti. «Il mio primo group meeting – ricorda Chiara – è stato tragico, ho avuto voglia di scappare. Poi tutto è andato bene e, a parte questa esperienza, sono completamente soddisfatta. Anche perchè qui il merito individuale viene altamente valorizzato e tutto ciò mi gratifica moltissimo. I problemi non mancano, ma quello che mi ha lasciata sorpresa fin da subito è il modo in cui ti fanno sentire a tuo agio e tutti i mezzi che ti mettono a disposizione per svolgere bene il tuo lavoro e per ottenere più risultati possibili. Ovvio che la disponibilità economica non manca e le attrezzature presenti nei laboratori sono veramente all’avanguardia. Attualmente ho all’attivo due articoli pubblicati su due autorevoli giornali scientifici più uno in via di pubblicazione e due poster presentati a due importanti conferenze di genetica. Non male per essere qui solo da un anno e mezzo».
Chiara vive con Paolo in una bellissima zona di Londra adiacente a Pimrose Hill e a Regent’s Park e allo zoo. «L’altro e forse più importante lato negativo è che sono lontana dalle mie radici e dalla mia famiglia torno a casa ogni due mesi, che non è male, ma quando sono qui mi manca moltissimo la nostra terra e i miei amici. Ogni volta che arrivo a Bologna con l’aereo e vedo dall’alto i nostri campi coltivati mi emoziono e mi dico che è qui che sta il mio cuore. E’ la gente a Modena che è diversa. Per quanto un inglese sia simpatico o gentile, non avrà mai il calore che abbiamo noi italiani, soprattutto noi emiliani. Credo proprio che la cosa che mi manca di più dell’Italia sia il calore della gente, insieme ai tortellini e le tigelle».

(17 maggio 2001)

Chiara Bacchelli

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