Aldobrando Piacenza

Questa è la storia di un immigrato speciale, sicuramente dedito a portare alla luce sul suo lavoro ma per la passione che vi infondeva.
Parliamo di un artista emigrato negli Stati Uniti e proveniente da una delle zone più lontane del crinale appenninico: Sant’Annapelago.Fu un artista del tutto particolare perché le sue opere, alcune delle quali sono esposte nella Collezione permanente dell’Art Museum della Northern University di Chicago, non sono normali sculture. Aldo Piacenza, o meglio Aldobrando, divenne famoso in tutto l’Illinois, e oltre, per l’arte nel realizzare le birds houses, ovvero le casette per volatili da collocare nei giardini. Nelle case americane, avere la casetta per i volatili, è altrettanto usuale come da noi la cuccia per il cane. In questo particolare settore, Aldobrando Piacenza era un vero e proprio genio, forse per la passione per la natura acquisita nella sua terra natale sull’Appennino modenese, o forse per quella particolare maestrìa di intagliatore avvezzo a lavorare il legno tipico delle nostre montagne. Costruì veri e propri monumenti ricorrendo all’arte dell’intaglio e della lavorazione del legno, riproduzioni di antiche cattedrali e di palazzi delle capitali europee che aveva visto solo sui libri di storia e di geografia. Era nato a Sant’Annapelago nel 1888, e a soli 14 anni, nel 1902 era emigrato negli Stati Uniti. Fu poeta, pittore, considerato artista folk che non è la stessa cosa di un artista naif: continuava una tradizione popolare e non per questo aveva uno sguardo ingenuo.
Visse a Chicago e sempre lì morì nel 1976. Lavorò come giardiniere, commesso, cameriere e fu anche proprietario di una gelateria. Insieme ad Aldobrando erano emigrati da Sant’Annapelago, in diversi periodi degli inizi del Novecento, dal 1900 al 1923, altri fratelli, zii e cugini di Aldobrando: Angelo, Antonio, Bernardo, Cesare, Emilio, Giovanni, Pellegrino, Fortunato, solo per citarne alcuni.
Anche a Sant’Annapelago vivono ancora alcuni Piacenza, e i nomi sono sempre gli stessi che ricorrono, come nelle tradizioni italiane delle antiche famiglie: c’è sempre un Domenico, un Enrico e un Francesco.
(3 gennaio 2002)

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